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La Marie du Port

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Un borghese di provincia, Henri Chatelard, accompagna la sua donna, Odile, al funerale del padre di lei, in una piccola città portuale della Normandia. Non si amano più. Preferendo evitare la famiglia acquisita, Chatelard si dirige verso il caffé del porto. Apprende che un battello da pesca è in vendita, lo compra. Per la strada incrocia una ragazza dallo sguardo fiero. È Marie, la sorella di Odile, mai vista prima…
Gabin, che conferisce al suo personaggio un tocco popolare, è attorniato da una bella squadra di attrici e di attori: la giovanissima Nicole Courcel (diciannovenne all’uscita del film), la dolce Blanchette Brunoy, Jane Marken, Louis Seigner e perfino Julien Carette, il bracconiere di La regola del gioco.
Va notato che Chatelard, oltre a essere proprietario di una birreria, possiede anche un cinema dove proiettano L’idiota di Georges Lampin e Tabù di Murnau (film che aveva entusiasmato il giovane Carné).
All’epoca convalescente, Jacques Prévert, sodale di Carné, non partecipò ufficialmente all’adattamento del romanzo di Georges Simenon. Sembra però che la sceneggiatura e i dialoghi, attribuiti all’ex surrealista Georges Ribemont-Dessaignes, rechino la sua impronta.
Al film contribuiscono due collaboratori abituali di Carné-Prévert: il musicista Joseph Kosma e Alexandre Trauner, il grande maestro delle scenografie e grande amico del poeta, che l’ha nascosto durante la guerra.
La luce è invece merito di Henri Alekan, che avrebbe poi intrapreso  una carriera straordinaria con Terence Young e Jean-Marie Straub, Robert Kramer, Amos Gitaï, Raoul Ruiz e Wim Wenders.
La Marie du port fu con Au-delà des grilles uno dei rari Gabin del dopoguerra ad avere un buon successo, con circa due milioni e seicentomila spettatori in Francia, un quarto dei quali a Parigi.

Edouard Waintrop

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